Main menu:

con il Patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

CNU News





Sport professionistico e mondo del lavoro, esperienze e prospettive

Gran successo di pubblico e interesse per il Convegno CNUFVG2009, con Margherita Granbassi, Andrea Magro e Chiara Cainero.

Come il mondo del lavoro accoglie gli atleti dopo tanti successi ed onori per la nostra nazione? È la domanda con cui il prof. Pira, nel ruolo di moderatore, dà il via al convegno.

Alla presenza degli studenti del corso di laurea in Scienze motorie e degli atleti di questi campionati nazionali universitari, Chiara Cainero, Margherita Granbassi ed Andrea Magro hanno portato le loro testimonianze e dispensato preziosi consigli.

Uno su tutti: pensare al proprio futuro valutando con attenzione il tempo che succederà alla carriera sportiva professionistica.

Andrea Magro sostiene che ogni atleta debba crearsi una vita parallela, un’alternativa. I rischi legati alla ricerca esclusiva del risultato sportivo si esprimono in tutta la loro gravità quando non si realizzano le performance attese e quando finisce bruscamente la carriera agonistica, magari per un infortunio.

Pensiamo ai calciatori – dice Magro – che non hanno mai fatto la coda in posta o al supermarket, spesso fuori dal contesto della vita reale, abituati ad una quotidianità fuori dalla norma.

Ecco allora che si spiega il nuovo ruolo che l’ex commissario tecnico della scherma ora ricopre all’interno dell’Udinese Calcio: i giocatori hanno molto tempo libero a disposizione e devono imparare a crearsi un percorso alternativo che non li faccia trovare impreparati una volta appese le scarpe al chiodo.

E’ importante capire – sottolinea Magro – che si può conciliare lo studio con il lavoro, che si può arrivare alla performance d’alto livello nonostante questi impegni extra-sportivi.

Chiara Cainero è l’esempio di quanto sostiene Magro.

Lei ha sempre alternato lavoro, studio e sport. La passione per il tiro al piattello le deriva dal padre ed inizia a praticarlo a 14 anni. Studia per quattro anni e si laurea in Relazioni Pubbliche nel 2002, a Milano. Poi un anno di lavoro e finalmente nel 2003 ottiene la carta olimpica. Supera la fase delle selezioni e si qualifica per la sua prima Olimpiade, Atene 2004. Ma la vita per un atleta dei cosiddetti “sport minori” continua ad essere dura. Solo nel 2007 un concorso le permette di entrare nel Gruppo Sportivo Forestale, che le fornisce l’aiuto necessario sostenendo la metà del costo degli allenamenti.

Neppure dopo l’oro olimpico i guadagni sono quelli di un calciatore professionista, ma afferma che sono quanto basta per permetterle di essere serena. E a questo punto giunge un grande insegnamento dell’atleta friulana. “La nostra è una vita da privilegiati perché facciamo della nostra passione un’attività vera e propria. Il mio sport non viene considerato professionista, ma io mi sento una professionista perché mi alleno dalla mattina alla sera”.

Lo stesso Magro riprenderà questa importante affermazione: “Non è il denaro che distingue un professionista da un dilettante, semmai lo è l’impegno: quanto ti alleni, quanto lavori, se fai davvero di tutto per raggiungere il tuo obiettivo.”

Anche Margherita Granbassi ha molto da raccontare sul tema del difficile, ma possibile, connubio tra sport ad alti livelli ed altre attività. “A San Pietroburgo abbiamo appena ottenuto due primi posti a squadre e due medaglie individuali, con la Vezzali prima ed io terza. Non volevamo che dicessero di noi che ora che siamo andate in televisione non combiniamo più niente!” Questa prova d’orgoglio delle nostre atlete della scherma è anche l’occasione per approfondire un altro dei temi con cui il prof. Pira ha ampliato le prospettive del dibattito: il rapporto con i media e l’approdo al mondo della televisione e dello spettacolo.

Quello di Margherita Granbassi in tal senso è proprio il caso più celebre, per la sua partecipazione fissa al programma della Rai AnnoZero. Scopriamo che la triestina da sempre aveva nel cassetto il sogno di fare la giornalista e, come sottolinea Pira, conviene approfittare della notorietà per pensare a quello che si vuol fare da grandi. La schermitrice confessa di non amare quel mondo del gossip in cui finisce inevitabilmente chi ha un’importante vetrina televisiva, ma si dice molto soddisfatta della sua esperienza al programma di Michele Santoro e che le piacerebbe continuare, specificando però che ancora presto per una decisione in questo verso. Quest’anno infatti ci saranno i mondiali di scherma già ad ottobre.

Ci sono state anche occasioni per partecipare a dei Reality ai quali ha deciso di rinunciare. “Il Reality vero è quello in palestra, quando ci alleniamo”.

Chiara Cainero è ancor più lontana da queste situazioni. “Non ho avuto richieste per entrare nel mondo dello spettacolo, né mi interessano. Non sono a mio agio di fronte ad una telecamera, preferisco che mi riprendano quando sparo.”

Ma nessuno dei relatori si è permesso di criticare o giudicare chi compie scelte diverse. “È giusto che ciascuno faccia quello in cui crede, semmai ammirare il grande coraggio di chi ha voglia di rimettersi in discussione”, spiega la tiratrice.

Un altro possibile sbocco professionale è quello della politica, come accaduto con la titolatissima fondista Manuela Di Centa. Alla domanda “voi fareste politica?” l’unico a rispondere positivamente è Andrea Magro. “Se mi capitasse l’opportunità non lo escluderei.. e non credo sarebbe difficile far meglio dei politici attuali.”

Politici, giornalisti, manager, uomini e donne del mondo dello spettacolo e chissà quante altre sono le opportunità che il mondo del lavoro domani può offrire agli atleti di oggi. L’importante è essere consapevoli che la vita dell’atleta è difficile e breve ed è fondamentale crearsi un percorso alternativo.

E fintanto che si ha la fortuna di essere degli atleti famosi, ricordarsi che questa notorietà deve servire anche a trasmettere valori ed a fornire modelli da imitare. Margherita Granbassi ha raccontato la sua esperienza alle Olimpiadi di Pechino, quando ha preferito non boicottare “perché lo sport è sempre un messaggio positivo”. Ma al suo ritorno ha deciso di dare il suo segnale contro il mancato rispetto dei diritti umani regalando la sua maschera al Dalai Lama.

“Ho pensato che la maschera fosse un simbolo perfetto: il fioretto e pur sempre un’arma, mentre la maschera è un oggetto con cui ci difendiamo, non attacchiamo. L’incontro a Praga con il Dalai Lama è stato il quarto d’ora più intenso e commovente della mia vita.”